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Reintroduzione dello stabilimento di produzione o confezionamento in etichetta

26 aprile 2017

Dietrofront in materia di etichette: Stabilimento di produzione o confezionamento nuovamente obbligatori in Italia.

Il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, Maurizio Martina, ha parlato del nuovo schema di decreto attuativo, volto a reintrodurre l’obbligo di dichiarazione dello stabilimento di produzione o nel caso sia diverso, di confezionamento sui prodotti italiani.

Tale obbligo, già precedentemente presente in Italia, era stato abrogato a favore della legge europea 1169/2011, che dal 13 Dicembre 2014 era stata adottata anche in Italia e che stabiliva l’indicazione dello stabilimento di produzione o confezionamento come dati facoltativi.

Le cause per le quali si è deciso di rivalutare tale scelta e tornare all’obbligatorietà dell’indicazione, è quella di offrire al consumatore un’informazione più completa e meno ingannevole e di consentire una maggiore sicurezza alimentare.

Per quanto riguarda il primo aspetto, infatti, le multinazionali potevano usare un marchio legato ad un Paese, facendo credere al consumatore che anche l’origine di quel prodotto fosse legata al medesimo Paese, invece, indicando il luogo di produzione e confezionamento si va a dare un’informazione completa ai cittadini, che possono conoscere il luogo di provenienza dell’alimento che consumano.

L’aspetto di sicurezza alimentare, invece, interessa le autorità di controllo, che avendo a disposizione gli stabilimenti, possono tempestivamente intervenire ed eventualmente ritirare il prodotto.

Lo schema, approvato dal Consiglio dei Ministri il 17/03/2017, dovrà essere accettato dalle Commissioni agricoltura di Camera e Senato, successivamente la competenza per il controllo del rispetto della norma e l’applicazione delle eventuali sanzioni verrà affidata dalla legge di delega all’ispettore repressione frodi.

Saranno concessi 180 giorni dall’approvazione per consentire lo smaltimento delle etichette già stampate e dei prodotti messi in commercio prima dell’approvazione stessa, dopodiché bisognerà uniformarsi alle nuove direttive.

La prossima sfida di Maurizio Martina, è quella di far in modo che, questa volta, sia l’Europa ad adeguarsi al modello italiano, andando a proporre tale obbligatorietà per tutte le aziende dell’UE.